Notizie interessanti cominciano a circolare sullo stato della sanità veneta; o meglio, sulla sua sostenibilità finanziaria e sulla garanzia della qualità e quantità dei servizi erogati.
Si legge che <la regione ha decurtato di cento milioni il budget che concede ai privati per erogare prestazioni dietro ricetta>; in poche parole, le famose convenzioni con i centri privati subiscono degli slittamenti o rallentamenti degli interventi(esami, analisi, ecc..) perché mancano soldi pubblici.
Non si discute il diritto dell'intrapresa privata nel settore sanitario. Si nota che l'efficienza e la prontezza nel fornire prestazioni dipende dai flussi finanziari.
Se si indeboliscono le strutture pubbliche e si favoriscono quelle private, prima o poi si arriva ad un corto circuito*, del quale la riduzione del"budegt" è un sintomo premonitore.
Dunque, è una questione di scelte e di visioni sul diritto universale della tutela della salute dei cittadini.
*la situazione dell'Ospedale di Legnago è , in questo senso, emblematica: manca personale specializzato, i tempi d'attesa si allungano anche per esami di routine. E' il risultato della contrazione del finanziamento pubblico. La riduzione del budget ai privati produce carenza di prestazioni e/o aumento dei loro costi a carico del singolo paziente.
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