Le analisi sulla autorevolezza e durata del secondo governo targato Conte si sprecano.
Della maggioranza dei ministri si può solo indicare la provenienza geografica nord/sud; del programma si evidenzia la genericità; sulla solidità dell'alleanza nessuno azzarda previsioni.
Il collante sembra essere il presidente del consiglio. Lontano dalla agitazione dei tempi moderni, ricorda Forlani o perfino De Mita. Ha il medesimo sorriso obliquo e l'eloquio involuto allusivo soporifero estenuante.
Nell'ultimo intervento in Senato, per mandare a quel paese Salvini, ha sciorinato mille parole.
A Grillo, ne sarebbe bastata una.
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